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Roland Yuno Rech - scritti
       
         
 
Zazen

Nella postura di zazen si è seduti su un cuscino, le gambe incrociate, la schiena verticale. Il corpo diventa intermediario tra il cielo, che spingiamo con la testa, e la terra, che premiamo con le ginocchia. In questo modo rilassiamo le tensioni accumulate nel nostro corpo da un ego che, non così certo di esistere realmente, si sforza in tutti i modi di apparire, per essere considerato. Quante volte, durante la giornata, le nostre spalle si tendono quando ci riteniamo diminuiti? Quante volte non inspiriamo profondamente perché, presi dai nostri pensieri, dimentichiamo di espirare? Quante volte la schiena diventa dolorante, quando ci facciamo carico di tutte le domande alle quali vorremmo rispondere per meritare il diritto all'esistenza, raggranellando qua e là un po' di riconoscenza e di amore?

Concentrarsi sulla postura di zazen è un modo molto semplice per sciogliere i nodi ai quali ci siamo incatenati da soli. Liberarsi di questi nodi è uno dei significati profondi del divenire Buddha: liberato.

Durante zazen pensiamo con tutto il corpo, non solo con la corteccia cerebrale: penetriamo il qui ed ora della nostra esistenza, ed è come tornare a casa e sederci in pace. Non c'è più bisogno di correre dappertutto alla ricerca di un eterno altrove. Nonostante questo corpo limitato diventiamo unità con l'universo, come la goccia di rugiada che riflette il chiaro di luna, al di là di nozioni quali piccolo o grande, vicino o lontano.

Senza chiudere gli occhi non fissiamo nulla di particolare e lo sguardo diventa vasto, come lo spirito che non ristagna su alcun pensiero. Riunendo tutto ciò che appare all'interno della nostra pratica, tutto diventa zazen e nulla ci disturba.

Lungi dal cercare di sfuggire al mondo, realizziamo di esistere in interdipendenza con tutti i fenomeni. Senza utilizzare gli occhiali colorati delle nostre opinioni e dei nostri pregiudizi, ritorniamo a una visione chiara, che accoglie la realtà senza cercare di ridurla al già conosciuto. Uno sguardo che rispetta il mistero profondo della vita e il carattere alla fin fine inafferrabile di tutti gli esseri.

Seduti in silenzio, il dialogo interiore si calma e la coscienza si apre a ciò che è oltre le parole.

Concentrati sulla posizione delle mani che non afferrano nulla, le nostre costruzioni mentali si fermano. Comprendiamo di essere veramente liberi, senza afferrare o respingere nulla.

Inspirare ed espirare profondamente riconduce l'attenzione al momento presente della nostra vita reale, in contatto con l'ambiente. Questa condizione ci permette di lasciar passare i pensieri, ritrovando uno spirito fluido, che non ristagna su nulla, disponibile nei confronti del nuovo istante. Ritroviamo istanti liberi da ogni pensiero, a partire dai quali un pensiero nuovo, creativo può sorgere dalla vacuità, senza essere assoggettati ai pensieri che si accavallano gli uni sugli altri La coscienza diventa simile alla superficie di un lago, nel quale le onde si sono calmate: riflette tutto il cielo ed è trasparente sino al fondo.

Possiamo ritrovare nei diversi momenti della giornata questo modo di pensare con il corpo e la respirazione, senza attaccarsi ai pensieri che sorgono. Nelle nostre vite, colme di preoccupazioni, si apre uno spazio di libertà che, praticando zazen, si realizza al di là di ogni sforzo, anche se è possibile ricondurci alla concentrazione, in virtù dell'attenzione data alla respirazione.

Estratto da “Il risveglio al quotidiano” ed. LE LETTERE

 

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