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Roland Yuno Rech - scritti
   
 
 
         
 
Il Buddha e noi

Siamo nati, viviamo e moriremo. Nel frattempo ci sforziamo di ottenere ciò che desideriamo e di fuggire ciò che temiamo, senza riuscirci.

Anche quando raggiungiamo l'oggetto dei nostri desideri, non siamo veramente soddisfatti, sia perché immediatamente temiamo di perderlo, sia perché desideriamo avere ancora di più.

Come trovare soddisfazione in una felicità che dipende da condizioni impermanenti e al di là del nostro controllo? Qual è il senso di una vita nella quale tutte le nostre opere sono impermanenti e nella quale incontriamo tanta sofferenza? Esiste una via che conduca alla liberazione e alla realizzazione di sé, che non ci rinchiuda all'interno di un nuovo sistema di pensiero o di credenze?

Quando la riflessione ordinaria raggiunge i suoi limiti e rifiutiamo le lusinghe del non-pensiero, è ancora possibile sedersi e meditare come fece il Buddha, che venticinque secoli addietro si poneva le stesse domande. Da allora, novanta generazioni di suoi successori hanno continuato a sedersi di fronte al muro senza muoversi, scoprendo un punto di vista liberatorio a proposito della loro esistenza: questa è l'origine della trasmissione dello zen.


Roland Yuno Rech


Estratto da “Il risveglio al quotidiano” ed. LE LETTERE 

 

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